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A KIND OF INTERVIEW

Ragazzi Nei Paraggi

Arriva un nuovo episodio della rubrica di KINDOF Management, uno spazio editoriale dedicato ai talent con cui collaboriamo: A kind of Interview.

Un ciclo di interviste curate da Sebastiano Leddi – founder dell’agenzia – che approfondisce visioni, percorsi e identità, per raccontare da vicino le persone, le idee e i progetti che definiscono l’universo KINDOF.
Un dialogo autentico, pensato per andare oltre la superficie e restituire il valore che guida ogni artista.

Continuiamo con i Ragazzi Nei Paraggi.

SL: Partiamo dalla domanda inevitabile. Perché vi chiamate Ragazzi Nei Paraggi?
RNP(Guido): È una delle prime cose che ci chiedono sempre. Subito dopo: “come vi siete conosciuti?”. Il nome è nato abbastanza per caso, durante un brainstorming improvvisato con un nostro amico producer musicale. Eravamo fuori insieme e gli abbiamo detto che non sapevamo come chiamarci.
A un certo punto è uscito fuori: Ragazzi Nei Paraggi.
Ci è piaciuto subito perché non era un nome pretenzioso. All’epoca eravamo davvero sempre in giro: backstage, sfilate, Milano, Parigi. Eravamo letteralmente nei paraggi.
Doveva essere un nome temporaneo. Invece è rimasto. Piaceva a noi, piaceva ai clienti e continua a piacerci ancora oggi.
SL: E come vi siete conosciuti?
RNP (Willy): Qui di solito arriva anche l’altra domanda: “ma siete una coppia?”.
SL: E voi cosa rispondete?
RNP (Willy): Che no, non siamo una coppia. Però forse lavoriamo un po’ come una coppia. Ogni tanto diciamo che siamo come marito e moglie.
SL: Un’altra domanda che vi fanno spesso è come lavorate insieme.
RNP (Guido): Sì, perché tutti cercano di capire come funzioni un duo. Se uno fa le foto e l’altro fa i video. In realtà non c’è una divisione così rigida.
Sulla fotografia magari uno scatta e l’altro lavora di più sulla direzione, sull’immagine, sull’energia del set. Sul video la regia è condivisa. Si discute, si ragiona e si cerca di arrivare a una soluzione che convinca entrambi.
Alla fine il nostro lavoro è trovare un’immagine che sentiamo nostra.
SL: Se doveste collocarvi nell’universo della fotografia e della regia commerciale, qual è il vostro angolo?
RNP (Willy): Cerchiamo di portare qualcosa di leggermente più editoriale all’interno del commerciale.
Lavoriamo soprattutto nella moda, che ha regole molto precise. Il prodotto deve esserci e deve essere visibile. Però ci piace costruirgli attorno una storia.
Cerchiamo sempre di aggiungere qualcosa che vada oltre la semplice vendita dell’oggetto.
SL: Come definireste il vostro approccio?
RNP (Willy): Leggero. Ironico. Spontaneo.
Ci piace quando nelle immagini succede qualcosa di inatteso. Cerchiamo poca costruzione e molta naturalezza. Ci interessa quella spontaneità che a volte sfiora l’assurdo.
Sul nostro sito abbiamo scritto che ci piace spostarci di un centimetro più in là. In fondo è questo: guardare le cose da un punto leggermente diverso.
SL: Avete iniziato a sviluppare anche progetti personali. Che ruolo hanno?
RNP (Willy): Sono il luogo dove possiamo essere completamente autoriali.
Due anni fa abbiamo realizzato il nostro primo cortometraggio narrativo. Adesso stiamo lavorando al prossimo. Parallelamente stiamo sviluppando un progetto legato al mondo dei cavalli, con una componente fotografica, una video e una pubblicazione.
Sono lavori che nascono da interessi personali e che ci permettono di esplorare territori che nel commerciale spesso non trovi.
SL: Dove si incontrano invece i progetti personali e quelli commissionati?
RNP (Guido): Nello sguardo.
Cambiano i limiti, cambiano le regole, ma la sensibilità resta la stessa.
A volte ci capita di vedere un lavoro e sentirci dire: “si vede che è vostro”. E magari noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
Però probabilmente è vero. Alcuni ingredienti ritornano sempre, anche se il risultato finale cambia.
SL: C’è qualcosa che non può mancare su un vostro set?
RNP (Guido): Il cioccolato.
Poi diremmo una cosa molto semplice: lavorare bene.
Non ci interessa il fashion drama. Ci piace che le cose siano organizzate, che tutti stiano bene e che si possa lavorare in modo sereno.
SL: Esiste un brand con cui sognate di lavorare?
RNP (Guido): Ci piacerebbe lavorare con realtà come Jacquemus e Loewe.
Sono brand che hanno una componente ironica e narrativa molto vicina al nostro modo di vedere le cose.
In generale però ci interessa meno il nome e più il tipo di progetto.
Ci piace quando un cliente arriva con degli ingredienti, dei limiti, delle indicazioni. Da lì nasce il processo creativo. Quando invece ti chiedono semplicemente di inventare qualcosa da zero spesso è più difficile.
SL: Vi siete mai chiesti perché fate questo lavoro?
RNP (Guido): Io ho sempre avuto una macchina fotografica in mano.
Mia madre racconta che da ragazzino fotografavo scarpe nelle camere d’albergo. Facevo specie di nature morte senza sapere che fossero nature morte.
Ho iniziato con la fotografia ma oggi probabilmente mi sento più vicino al video. È il linguaggio che mi permette di raccontare meglio quello che ho in testa.
RNP (Willy): Io invece ho iniziato con le videocamere. Riprendevo me stesso, gli amici, inventavo storie.
Per anni volevo fare cinema.
Poi ho scoperto la fotografia e mi ha affascinato l’idea che una sola immagine potesse contenere così tante cose. Oggi però il video è tornato al centro. È una passione che non se n’è mai andata.
SL: Vi piace lavorare in quest’epoca?
RNP (Guido): Sì e no.
I social hanno reso molto più semplice mostrare il proprio lavoro. Da questo punto di vista viviamo un momento straordinario.
Allo stesso tempo però ci hanno costretto a produrre una quantità enorme di contenuti.
Oggi ci troviamo a realizzare in una giornata quello che una volta richiedeva settimane di lavoro.
Più contenuti, meno tempo, spesso meno budget.
È inevitabile che la qualità ne risenta.
SL: Come nasce un’idea tra voi?
RNP (Willy): Non esiste un metodo fisso.
Spesso ognuno ragiona da solo e poi ci confrontiamo. Altre volte un’intuizione diventa il punto di partenza per costruire qualcosa insieme.
La cosa fondamentale è che non ci sia competizione.
Se inizi a difendere la tua idea solo perché è tua, un duo non può funzionare.
Le idee devono restare sul tavolo. Tutte.
SL: È questo il vostro segreto?
RNP (Willy): In parte sì.
L’altra parte è che abbiamo competenze e inclinazioni diverse.
Ci sono cose che uno ama fare e che l’altro detesta.
Abbiamo trovato nel tempo un equilibrio molto naturale. Non ci pestiamo i piedi. Ognuno sa quando guidare e quando lasciare spazio all’altro.
SL: Tra dieci anni dove vi immaginate?
RNP (Guido): Non troppo lontani da quello che stiamo facendo oggi.
Ci piacerebbe continuare a sviluppare progetti personali, realizzare cortometraggi e lavorare sempre di più su campagne in cui ci venga chiesto non solo di eseguire, ma anche di contribuire alla direzione creativa.
Più che crescere in quantità, vorremmo crescere nella qualità dei progetti.
Ci interessa lavorare su cose che sentiamo nostre.
Su lavori costruiti intorno a quello che siamo.
Perché alla fine è quello che cerchiamo da sempre è fare meno cose possibili, ma fare quelle giuste.